SALUTE: MEDICO RASSICURA “NON È NIENTE”. PAZIENTE VA IN CRISI PERCHÉ NON HA PIÙ UN PROBLEMA DA CONSULTARE SU GOOGLE

PESCARA – Un’intera architettura emotiva è crollata ieri mattina, in ambulatorio, quando il dottor R. M. ha pronunciato la frase più pericolosa della medicina contemporanea: “Non è niente.”

Il paziente, un trentaduenne impiegato con una solida carriera da ipocondriaco autodidatta e tre lauree honoris causa in “Sintomi vaghi e catastrofi imminenti”, è rimasto in silenzio per alcuni secondi, fissando il medico con lo sguardo di chi ha appena perso il lavoro e il senso della vita nello stesso istante.

“Ma… niente in che senso?” avrebbe chiesto con voce rotta. “Tipo niente-niente? O niente… per ora?”.

Il medico, ignaro della bomba psicologica appena sganciata, ha confermato: “Niente. È stress. Beva più acqua, dorma, stacchi un po’ dal telefono”.

A quel punto, secondo i testimoni, il paziente avrebbe iniziato a tremare: “Dottore, ma io sul telefono ci lavoro: è lì che mi diagnòstico”.

Il vuoto terapeutico: quando la rassicurazione diventa trauma

Secondo gli esperti, il caso è tutt’altro che isolato. “Per alcune persone, l’ansia non è un effetto collaterale: è un sistema operativo”, spiega un’équipe di psicologi che sta studiando il fenomeno dal 2019, anno in cui “un prurito” è diventato ufficialmente un “percorso di conoscenza interiore”.

“Google non serve solo a trovare risposte”, spiegano, “serve a produrre scenari. Se togli la malattia immaginaria, resta solo la realtà, e la realtà—come sappiamo—è un posto poco strutturato, pieno di grigi, senza un elenco puntato di cause e conseguenze”.

In sala d’attesa, intanto, si sarebbero registrati i primi segni di destabilizzazione: il paziente ha aperto il telefono per cercare “non è niente significa tumore nascosto”, ma l’autocomplete, per la prima volta, non gli ha suggerito nulla di convincente.

La protesta: “Pretendo una diagnosi degna”

Uscito dall’ambulatorio, l’uomo avrebbe tentato una strategia classica: chiedere un secondo parere a internet. Ma anche lì, l’universo ha iniziato a mancargli di rispetto.

“Ho cercato ‘dolore che va e viene’ e non mi è uscito niente di serio,” ha raccontato sconvolto. “Solo ‘postura’, ‘ansia’, ‘bevi acqua’. Praticamente il web si è coalizzato con il medico. È la prima volta che mi sento tradito da un algoritmo.”

Secondo indiscrezioni, il paziente avrebbe provato a “riaccendere” la preoccupazione consultando un forum del 2007, dove qualcuno con nickname “CuoreInFiamme91” raccontava di essere morto “dentro” per un fastidio al gomito. Ma anche quello non ha funzionato: il thread era stato chiuso con un moderatore che scriveva “era un’infiammazione”.

“Un clima di censura”, ha commentato l’uomo.

Il medico: “Volevo solo rassicurarlo”

Interpellato, il dottore appare confuso: “Io ho fatto quello che faccio sempre: visita, anamnesi, due domande, e ho escluso il resto. Stava bene”.

Poi, come spesso accade nella sanità italiana, è arrivato il dettaglio che ribalta il quadro: “Quando gli ho detto di staccare dal telefono, mi ha guardato come se gli avessi consigliato di respirare meno per non consumare aria”.

L’escalation: richiesta di esami “per sentirsi vivi”

Nelle ore successive, il paziente avrebbe tentato una mediazione ragionevole: farsi prescrivere almeno un esame, qualsiasi cosa, anche una radiografia “solo per vedere se dentro c’è ancora tutto”.

“Gli ho proposto un emocromo,” racconta il medico. “Mi ha risposto: ‘Sì ma qualcosa di più cinematografico? Un’ecografia? Una risonanza? Mi serve una trama’.”

Alla fine, per evitare che l’uomo iniziasse a diagnosticarsi con un pendolo e un pdf, il dottore avrebbe concesso un compromesso: “Ok, le faccio una prescrizione per ‘controllo’”.

Secondo fonti interne, il paziente avrebbe ringraziato con sollievo: “Grazie dottore, almeno adesso ho un appuntamento con il destino”.

Gli psicologi: “È normale, purtroppo”

“Quando qualcuno è abituato a vivere in modalità allarme, la salute diventa un problema di identità,” concludono gli esperti. “Se non hai nulla, chi sei? Una persona? Un essere umano? Uno che deve solo lavorare e pagare le bollette? È ovvio che preferisca un sintomo.”

Nel frattempo, il paziente è stato visto in un bar mentre raccontava l’accaduto con amarezza: “Mi ha detto che sto bene. Così, senza nemmeno chiedermi come mi sento su WebMD”.

Poi ha aggiunto, con lo sguardo perso nel vuoto: “Ora devo trovare un’altra cosa. Magari un neo. Un neo non giudica.”

Se vuoi, posso scriverne un’altra versione ancora più “da quotidiano” (con box, finti dati ISTAT, intervista al farmacista, e grafico “Andamento dei sintomi dopo le 23:00”).

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