Torna a lavoro subito dopo il caffè: scatta il premio

CHIETI – Una frase semplice, pronunciata con la calma di chi sa di aver già dato tutto: “Ok, adesso è meglio tornare a lavoro”. Cinque minuti dopo essersi alzato dalla scrivania per un caffè, il dipendente comunale G. D. (iniziali diffuse per tutelare la sua modestia e l’integrità psicofisica dei colleghi) ha segnato un record che in città non si vedeva dai tempi in cui qualcuno rispose “subito” a una PEC.

Secondo fonti interne, la pausa era iniziata alle 10:31 e si è conclusa alle 10:36. Cinque minuti netti, cronometro alla mano, inclusi: due cucchiaini di zucchero, un commento di circostanza sul tempo (“pare che cambi”), e una micro-pausa di riflessione davanti alla macchinetta (“è davvero questo che voglio dalla vita?”) durata non oltre i 2,7 secondi.

“È stato impressionante”, racconta un collega ancora in stato di shock, mentre fissa il monitor come a cercare un senso. “Ha guardato l’orologio, ha fatto un respiro… e poi ha detto quella frase. Quella frase. Nessuno qui aveva mai osato verbalizzare il rientro al lavoro senza che prima scattasse almeno una fase di negoziazione interiore”.

La notizia si è diffusa in Comune in pochi minuti, complice il passaparola e il fatto che, per la prima volta, qualcuno aveva qualcosa di davvero straordinario da raccontare senza dover citare “la stampante che non va”.

La cerimonia

Nel pomeriggio, il Comune di Chieti ha organizzato una cerimonia lampo nella sala consiliare, con tanto di targa ad honorem “Per il senso del dovere profuso oltre ogni ragionevole aspettativa”. Presenti assessori, funzionari e una delegazione del bar interno, che avrebbe voluto offrire un rinfresco ma non se l’è sentita: “Troppa efficienza tutta insieme, non vorremmo incoraggiarla”.

L’assessore al Personale, visibilmente commosso, ha dichiarato: “In un’epoca in cui si parla tanto di produttività, oggi celebriamo il coraggio di chi, dopo un caffè, non ha detto ‘ancora due minuti’ ma ha scelto la via più difficile: tornare. È un gesto che riconcilia le istituzioni con i cittadini, o almeno le mette nella condizione di provarci”.

Indagini interne: “Non era ironia”

Subito dopo l’evento, per dovere d’ufficio, è stata aperta una breve verifica interna per escludere l’ipotesi che la frase fosse stata pronunciata in tono sarcastico, come spesso accade in ambienti lavorativi quando si intende l’esatto contrario.

“Abbiamo analizzato il timbro vocale, la postura, e l’angolazione della tazzina rispetto alla mano destra”, spiega il responsabile del procedimento. “Non c’erano segni di ironia: niente occhi al cielo, niente sospiri teatrali, nessun ‘vabbè’ introduttivo. Era convinto”.

A sostegno dell’autenticità dell’episodio, anche i filmati delle telecamere interne: nel video si vede l’uomo rientrare verso la scrivania senza deviazioni, senza passare a salutare nessuno “tanto per”, e soprattutto senza pronunciare la formula di rito “mo’ vediamo”, considerata da diversi giuristi locali un istituto para-costituzionale.

Reazioni in città

Tra i cittadini, l’episodio ha generato un misto di speranza e diffidenza. “Mi sembra una provocazione”, commenta un utente sui social. “Io una volta ho detto ‘torno subito’ al Comune e sono passati tre mesi”. Altri invocano prudenza: “Se cominciano così, poi dove andiamo a finire? La prossima cosa cos’è, rispondere al telefono?”.

Intanto, il dipendente premiato minimizza: “Ho solo fatto il mio dovere”. Poi, in un gesto che ha ulteriormente alimentato il mito, ha aggiunto: “Comunque il caffè era cattivo, quindi era facile”.

Secondo indiscrezioni, la targa verrà esposta accanto al timbro “RICEVUTO”, attualmente considerato l’oggetto più potente dell’intero edificio. L’amministrazione sta valutando di introdurre un nuovo riconoscimento annuale: il “Premio Rientro”, destinato a chi rientra dalla pausa senza dire “aspè che finisco questa cosa” riferendosi a una conversazione sulla dieta del 2014.

Gli esperti, però, invitano a non farsi illusioni: “È un caso isolato”, spiegano. “È come vedere un unicorno. Bellissimo, commovente, ma se provi a inseguirlo per chiedergli informazioni sui moduli, sparisce”.

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