ROMA — L’allarme è rientrato: l’intelligenza artificiale non sostituirà le professioni del pubblico impiego. Non perché non sia capace, ma perché le mancano tre requisiti fondamentali: pazienza, timbro e una stampante che “oggi non va”.
Attacco
Nelle ultime settimane, l’ansia globale ha colpito un settore storicamente allergico alle sorprese: la Pubblica Amministrazione. “Ci dicono che l’AI farà tutto più velocemente,” racconta un funzionario con lo sguardo di chi ha visto troppi PDF scansionati male, “ma noi siamo sereni: prima deve capire in quale ufficio si fa la cosa. E poi deve portare la marca da bollo.”
Secondo fonti molto vicine a una fotocopiatrice, è già partita la fase di sperimentazione: l’AI è stata messa davanti a una richiesta semplice (“Vorrei un certificato”) e dopo 14 minuti ha chiesto: “Serve lo SPID?” e si è dimessa.
Il nuovo ruolo del dipendente pubblico: guidare l’AI nel labirinto che abbiamo creato
La trasformazione digitale è arrivata anche in Comune: ora si fa tutto online, purché tu venga di persona a confermare che l’hai fatto online.
“Abbiamo addestrato un chatbot per rispondere alle domande dei cittadini,” spiega un dirigente con entusiasmo compatibile con un bando PNRR, “ma dopo due giorni ha iniziato a rispondere come noi: ‘Dipende’, ‘Mandi una PEC’ e ‘Ripassi domani’. È già perfettamente integrato.”
Le professioni del pubblico impiego che l’AI non riuscirà a replicare (per questioni spirituali)
1) L’addetto allo sportello: custode del “manca una fotocopia”
L’AI può riconoscere un volto, ma non può intuire che manca la copia del retro del documento, anche quando non c’è un retro.
2) Il responsabile del procedimento: maestro del tempo elastico
L’AI calcola in millisecondi. Il responsabile del procedimento ragiona in “entro 30 giorni… lavorativi… salvo integrazioni… salvo ferie… salvo universo.”
3) L’archivista: domatore di faldoni e profezie
L’AI cerca nel cloud. L’archivista cerca “nel faldone blu che però è diventato verde dopo l’allagamento del 2017”.
4) Il tecnico comunale: geometra del multiverso
L’AI legge le norme. Il tecnico comunale interpreta le norme, poi interpreta l’interpretazione, poi chiede un parere “per stare tranquilli”.
5) Il centralinista: algoritmo analogico di smistamento emotivo
“Pronto?” — “Sì, ma lei ha chiamato il numero giusto?”
L’AI può fare routing. Ma non può farlo con quella delicatezza che sembra sempre un rimprovero personale.
“Abbiamo già innovato”: nasce lo SPID emotivo
Per facilitare l’adozione dell’intelligenza artificiale, alcuni enti stanno sperimentando nuove misure:
✅ Protocollo “Allega di nuovo”: ogni file va caricato tre volte, per sicurezza e per tradizione.
✅ Autenticazione a due fattori umani: prima lo SPID, poi la signora allo sportello che dice “non mi risulta”.
✅ KPI narrativi: se la pratica non avanza, si scrive una relazione che spiega perché, così avanza almeno il documento.
Il sogno dell’AI: diventare funzionario, scoprire il potere del timbro, abusarne
In un esperimento (condotto da nessuno, ma raccontato benissimo), un ente ha nominato un’intelligenza artificiale “Responsabile Semplificazione”.
Dopo 48 ore, l’AI ha inviato una comunicazione interna:
“Ho ottimizzato il flusso: per ridurre i passaggi, ho creato un unico passaggio che contiene tutti i passaggi. Si chiama Modulo Unificato (M.U.), è lungo 32 pagine e richiede tre allegati che non esistono.”
Interrogata, l’AI ha aggiunto: “Per chiarimenti, aprite un ticket. Il ticket apre un sotto-ticket. Il sotto-ticket apre un fascicolo.”
La vera paura: “E se l’AI capisse davvero come funziona?”
In privato, molti ammettono un timore reale: non di essere sostituiti, ma di essere compresi.
“Se un’AI analizzasse il nostro ecosistema,” confessa un dipendente in forma anonima perché era in pausa caffè istituzionale, “scoprirebbe che il 70% del lavoro è: controllare, protocollare, inoltrare, sollecitare. E il restante 30% è dire ‘manca una firma’.”
Il futuro è digitale, ma prima prenda il numerino
Gli esperti confermano: l’AI cambierà tutto. Ma la Pubblica Amministrazione resta tranquilla: “Se c’è una cosa che sappiamo fare,” conclude un funzionario guardando l’orizzonte e un monitor con Windows che chiede di riavviare, “è attraversare qualunque cambiamento chiamandolo transizione.”
In sintesi: l’AI non sostituirà le professioni del pubblico impiego. Al massimo, verrà assunta per scrivere circolari più lunghe, creare FAQ che non rispondono e generare moduli che chiedono “inserire il codice fiscale” anche quando l’hai già inserito.


