Consiglio di classe: decisione unanime, poi tutti cambiano idea davanti al caffè

ISTITUTO COMPRENSIVO “GALILEI” MILANO — Si era appena compiuto il miracolo amministrativo dell’anno: una decisione unanime in consiglio di classe. Un “sì” compatto, pulito, quasi commovente. La segretaria aveva già iniziato a credere nell’umanità, il verbale era pronto a essere stampato (in triplice copia, come tradizione), e perfino il docente più scettico aveva sussurrato: “Oh. È successo davvero”.

Poi è arrivata la pausa caffè.

Un raro evento: l’unanimità (documentata)

Ore 16:42. L’ordine del giorno sembrava innocuo: valutazioni, comportamento, attività integrative e l’annosa questione della gita (“Sì, ma in sicurezza, ma con i genitori, ma senza genitori, ma con un pullman, ma non si trovano pullman”).

Il coordinatore, con la calma di chi ha visto generazioni e registri elettronici in crash, ha proposto la soluzione più sobria e sensata possibile:
“Facciamo una linea condivisa e la teniamo.”

Silenzio. Poi un cenno. Poi un altro. Poi l’incredibile.

Tutti d’accordo.

Una decisione talmente unanime che per sicurezza è stata ripetuta due volte, come quando ti dicono che l’aula è libera e tu vuoi verificare che non ci sia un’assemblea sindacale nascosta dietro la cattedra.

L’uscita verso la macchinetta: il varco dimensionale

Ore 16:46. Si apre la porta. Si esce. Si cammina verso la sala professori.
E qui accade ciò che la scienza non sa spiegare: la macchinetta del caffè altera la realtà.

Davanti al distributore automatico, le posizioni si fluidificano. Le certezze diventano bozzetti. L’unanimità si scioglie come lo zucchero nel bicchierino di plastica.

“Ragazzi, però…” dice qualcuno, che in consiglio aveva votato convinto, ma ora è entrato nella fase però.

“Ci ho ripensato…” aggiunge un altro, mentre inserisce 50 centesimi e guarda il menu come se stesse scegliendo un destino.

“Non è che non sono d’accordo…” premette una terza voce. Ed è noto che quando qualcuno dice non è che, sta per demolire tutto senza apparire aggressivo.

Il fenomeno: “l’unanimità da verbale” vs “l’opinione da caffè”

Secondo fonti interne (un bidello che “stava solo passando”), l’evento si ripete regolarmente:

  • In aula: consenso, istituzionalità, coesione.
  • Al caffè: dissenso, revisioni, “in realtà io intendevo un’altra cosa”, “ma no, io avevo capito diverso”.

Gli esperti parlano di Doppia Verità Docente:

  1. la verità da seduta, pronunciabile in presenza del verbale;
  2. la verità da macchinetta, valida solo tra un cappuccino solubile e un caffè lungo che esce corto.

Le frasi tipiche della smentita caffeinica

In soli 4 minuti, sono state registrate (a memoria, quindi ufficialmente) le seguenti dichiarazioni:

  • “Io avevo detto sì, ma era un sì di principio.”
  • “Sì, però poi ci pensa il dirigente…”
  • “Sì, ma se poi succede qualcosa?”
  • “Sì, ma la classe è particolare.”
  • “Sì, ma io personalmente…”
  • “Sì, ma i genitori…”
  • “Sì, ma la realtà…”

A un certo punto, un insegnante ha tentato una mediazione:
“Facciamo che restiamo unanimi, però in modo diverso.”
La proposta è stata accolta con entusiasmo e immediatamente contestata.

Il verbale: monumento alla speranza

Ore 17:02. Rientro in aula. Si riprende. Il coordinatore legge la decisione unanimemente presa. Tutti annuiscono, ma con lo sguardo di chi ha attraversato una guerra breve e inutile.

Un docente chiede:
“Possiamo mettere a verbale anche che… insomma… dipende?”

La segretaria, pallida, risponde con la voce della ragione:
“Il verbale non può contenere la parola dipende. È una forma liquida che buca la carta.”

Epilogo: unanimi fino a prova contraria

Alla fine, la decisione resta quella iniziale. Perché per cambiare idea formalmente servirebbe:

  • un’altra riunione,
  • un’altra convocazione,
  • un’altra data,
  • e soprattutto un’altra pausa caffè.

Il consiglio di classe si chiude così, con un clima di apparente unità e una certezza condivisa:

“Siamo tutti d’accordo. Ma non ditelo alla macchinetta.”

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