ITALIA – Secondo un recente studio che nessuno ha letto fino in fondo, gli italiani passano in media ore davanti a tablet e smartphone guardando contenuti che non portano a nulla, non insegnano niente e soprattutto non finiscono mai. Video che iniziano, promettono, ipnotizzano… e poi si dissolvono lasciando solo una strana sensazione di tempo perso e batteria al 12%.
Il fenomeno riguarda soprattutto i cosiddetti video a sviluppo infinito, clip apparentemente innocue che iniziano con un’idea chiara ma che, dopo quaranta secondi, sono ancora lì a “preparare il terreno”, “fare un ultimo passaggio” o “mostrare il prossimo step” senza mai arrivare a un punto conclusivo.
Tra i contenuti più diffusi figurano:
- persone che puliscono oggetti già puliti,
- mani anonime che sistemano cassetti che nessuno userà,
- tutorial che promettono un risultato “incredibile” e poi si interrompono,
- aborigeni che, partendo da una buca nel terreno, costruiscono in silenzio intere ville con piscina, impianto idraulico e probabilmente anche il Wi-Fi.
Secondo gli esperti, il cervello umano resta agganciato a questi video perché “forse adesso succede qualcosa”. Ma quel qualcosa non succede mai. Il video finisce, parte il successivo, e l’utente si ritrova a fissare lo schermo chiedendosi che giorno sia e perché stia ancora guardando uno sconosciuto levigare una tavola di legno.
“È una trappola cognitiva,” spiegano gli studiosi. “Il contenuto non è brutto abbastanza da essere ignorato, né interessante abbastanza da essere ricordato. È il limbo perfetto.”
Molti utenti intervistati dichiarano di aver aperto il tablet “solo per controllare una cosa” e di essersi poi risvegliati 47 minuti dopo guardando un uomo che costruisce una scala senza sapere dove porti.
Le autorità invitano alla prudenza: se un video dura troppo, non arriva al punto e non si capisce perché lo si stia guardando, probabilmente non finirà mai. E nemmeno tu.


