ITALIA – È stato inviato alle 10:12, con la leggerezza di chi getta un sasso nello stagno e poi cambia continente: “Ci sentiamo dopo”. Per oltre tredici ore, la vittima—un cittadino qualunque con un cuore ancora in grado di sperare—ha atteso quel “dopo” come si attende un rimborso: con fiducia irrazionale e un filo di umiliazione.
Alle 23:58, infine, la risposta: “eccomi”.
Subito dopo, un audio di 12 minuti e 04 secondi. In sottofondo, rumore di piatti. Un ambiente domestico vivo, dinamico, intenzionato a farti capire che tu, in quel momento, sei solo una task appoggiata tra il lavello e l’asciugatura.
“È un classico”, spiegano gli psicologi interpellati. “La formula ‘ci sentiamo dopo’ non è un impegno, è un dispositivo. Serve a tenerti in uno stato di allerta leggera per l’intera giornata, così che tu non possa dedicarti davvero a nulla: né al lavoro, né al riposo, né alla dignità”.
L’attesa: dalle 10:12 alle 23:58
Le prime ore sono state relativamente gestibili. Alle 10:19 la persona ha pensato: “Ok, dopo. Tra un’oretta”. Alle 11:03: “Vabbè, pausa pranzo”. Alle 13:27: “Avrà una mattinata piena”.
Alle 15:50, i primi sintomi: refresh compulsivo della chat, controlli della connessione, micro-analisi del testo originale (“dopo” significa oggi? significa dopo cosa?).
Alle 18:12 l’escalation: l’utente inizia a scrivere una risposta immaginaria, la cancella, la riscrive, la cancella ancora, poi apre un documento chiamato “ragionamenti” dove annota ipotesi e colpe proprie.
“È la fase in cui il cervello prova a proteggerti”, spiegano gli esperti. “Inventa scenari in cui l’altro ha motivi validissimi. È un meccanismo di sopravvivenza: se accetti che semplicemente non gliene frega, ti crolla il palazzo”.
La risposta: “eccomi”
“Eccomi” è arrivato alle 23:58, nel punto più vulnerabile della giornata: quando ormai stai per addormentarti e la tua autostima si è tolta le scarpe.
Non “scusa”, non “ho avuto una giornata incasinata”, non “possiamo domani”. Solo “eccomi”, scritto tutto minuscolo, come a dire: sì, sono qui, ma non esageriamo con le pretese.
Poi l’audio.
L’audio: 12 minuti di caos organizzato
Il messaggio vocale si apre con un respiro vicino al microfono, seguito da una frase che suona come “Aspè che mi metto un secondo comodo”, pronunciata mentre è evidente che nessuno si sta mettendo comodo: si stanno impilando piatti, sciacquando posate, rovesciando acqua, spostando sedie.
L’audio procede in 3 atti:
- Premessa infinita (minuti 0:00–4:10): recap della giornata del mittente con dettagli non richiesti (“oggi un casino… poi ho beccato quello… poi sono passato di là…”), come se la tua attesa fosse un abbonamento al suo diario.
- Il punto centrale (minuti 4:11–5:02): finalmente la questione per cui “ci sentiamo dopo”. Dura 51 secondi.
- Coda devastante (minuti 5:03–12:04): digressione che include: “comunque”, “in realtà”, “poi ti spiego”, “vabbè lascia perdere”, e la frase “ne parliamo domani con calma” pronunciata alle 23:57:59 del resto della vita.
Gli psicologi: “È un test”
“Non è comunicazione, è selezione naturale”, dicono gli psicologi. “Se tu reggi, sei idoneo a restare nel suo ecosistema emotivo. Se crolli e mandi un ‘ok’ freddo, hai fallito: non sei abbastanza resiliente da accettare l’improvvisazione permanente”.
Secondo gli studiosi, il rumore di piatti non è casuale: “Serve a far capire che tu stai entrando in uno spazio già pieno. È la versione sonora del ‘ti rispondo al volo’, solo che dura 12 minuti”.
Reazioni della vittima
La persona, interrogata, ha dichiarato di aver ascoltato l’audio a velocità 1.0 “per rispetto”, scelta definita dagli esperti “un comportamento autolesionista socialmente accettato”.
Alla domanda sul contenuto, l’utente ha risposto: “Non lo so, mi è arrivato un attimo di vuoto al minuto 6 e ho iniziato a pensare a mio padre”.
Prossimi sviluppi
Fonti vicine al mittente confermano che domani invierà un messaggio alle 08:13 con scritto: “Hai ascoltato?” seguito da un emoji casuale, riaprendo il ciclo.
Gli psicologi consigliano cautela: “Se vi dicono ‘ci sentiamo dopo’, chiedete subito dopo cosa e in che forma. Se rispondono ‘ti mando un vocale’, chiamate un avvocato o un amico vero”.
Nel frattempo, l’utente sta valutando una contromossa estrema: rispondere con un audio di 27 secondi, in silenzio, solo col rumore della moka.


