Coro parrocchiale inserisce l’autotune: fedeli confessano di sentirsi giudicati anche da Dio

VERONA – La modernità è entrata in chiesa senza bussare, e stavolta non sotto forma di smartphone durante l’omelia: un coro parrocchiale ha introdotto ufficialmente l’autotune durante la messa della domenica, trasformando il consueto “Gloria” in una traccia a metà tra un featuring e un rito d’espiazione in 808.

Secondo testimoni, l’innovazione è partita “per sbaglio”, quando il nuovo responsabile audio – un ragazzo “molto gentile, ma con i capelli da producer” – ha collegato al mixer un processore vocale “per dare più presenza”. La presenza, infatti, si è sentita: quella dello Spirito Santo, ma in tonalità perfettamente intonata e con vibrazioni da club.

“È stato stranissimo”, racconta una fedele, ancora pallida. “Io canto male, ma almeno sapevo di essere tra simili. Oggi invece mi è sembrato che anche il cielo dicesse: ‘brava… ma non abbastanza’.”

La svolta: “Finalmente la liturgia è in chiave”

La messa è iniziata normalmente. Poi, al primo “Amen”, è successa la cosa.
Un “Aaaameeen” scivolato in una nota perfetta, tenuta, lucida, implacabile. Un attimo dopo, una signora in seconda fila avrebbe sussurrato: “Ma… è T-Pain?” prima di farsi il segno della croce per sicurezza.

“Era ora”, ha dichiarato il direttore del coro, visibilmente soddisfatto. “Il Signore ama l’armonia. E poi qui ci sono persone che cantano in una tonalità che non esiste. Abbiamo pensato: meglio correggerli noi, prima che lo faccia Lui.”

Fonti interne sostengono che il parroco avesse inizialmente chiesto solo “un po’ più di energia”, ma che il tecnico abbia interpretato l’input in modo moderno, aggiungendo anche “una leggera compressione” e “un riverbero che dà più paradiso”.

Effetti collaterali: fede in calo, autostima pure

Il nuovo assetto audio ha provocato conseguenze immediate: alcuni fedeli hanno smesso di cantare, preferendo pregare in silenzio “per non farsi umiliare dall’intonazione perfetta del creato”.

“Prima stonavo e sentivo che Dio mi accoglieva lo stesso”, spiega un signore con voce rotta. “Adesso invece mi sembra di stare in una talent show. Io ho peccati veri, non posso anche essere stonato davanti a tutti.”

In diversi casi si è registrata anche la cosiddetta “ansia da pitch correction”, fenomeno per cui il fedele canta con paura perché percepisce che una forza superiore lo riporta subito sulla nota corretta, togliendogli perfino il diritto di sbagliare.

“È come se ti perdonassero prima di peccare”, commenta un giovane. “Cioè io mi sto impegnando a essere imperfetto e loro mi sistemano. Dove finisce l’essere umano?”

La giustificazione ufficiale: “Evangelizzazione”

La parrocchia ha diffuso una nota: “L’introduzione di tecnologie contemporanee ha lo scopo di avvicinare i giovani alla liturgia.”

Il risultato, però, è stato diverso: i giovani presenti non si sono avvicinati alla liturgia, ma al mixer. Tre ragazzi hanno chiesto se fosse possibile “mettere un drop” dopo l’Alleluia e se durante l’Offertorio si potesse fare “una base più trap, ma spirituale”.

Il parroco, colto di sorpresa, avrebbe risposto: “Per ora facciamo già abbastanza così” e poi, a microfono ancora aperto, si è sentito dire “Madonna santa” – che tecnicamente, nel contesto, è stata considerata un’ottima invocazione.

Prossimi sviluppi

Secondo indiscrezioni, domenica prossima sarà introdotta una funzione “confessioni con filtro”, dove i peccati verranno automaticamente resi più chiari, più ritmati e con un leggero delay “che dà profondità morale”.

Nel frattempo, i fedeli si dividono: c’è chi approva (“almeno non sembra un funerale”) e chi è preoccupato (“oggi l’autotune, domani i laser durante la Via Crucis”).

Un anziano, uscendo, ha riassunto l’evento così: “Io non so se Dio ci giudica, ma da oggi so che ci mixa.”

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