Aula scolastica di liceo scientifico – Un professore di matematica ha improvvisamente abbandonato il programma ministeriale per dedicarsi al calcolo dell’area del disagio presente in classe, sostenendo che “ormai i numeri tradizionali non bastano più”.
Secondo gli studenti, tutto è iniziato quando qualcuno ha chiesto: “Ma questa a cosa serve nella vita?”
La formula che nessuno voleva
Il docente avrebbe cancellato la lavagna e scritto una nuova equazione, spiegando che il disagio può essere misurato come una superficie variabile delimitata da:
- silenzi imbarazzati
- interrogazioni a sorpresa
- compiti non corretti “per mancanza di tempo”
“Il perimetro lo conoscete già,” avrebbe detto. “È fatto di ansia.”
Gli studenti: “Finalmente qualcosa di concreto”
La classe ha seguito in silenzio mentre il professore dimostrava che l’area del disagio aumenta proporzionalmente al numero di verifiche settimanali e inversamente alla voglia di vivere.
“È la prima cosa che capisco davvero,” ha commentato uno studente. “Mi rappresenta.”
Alcuni hanno chiesto se il risultato fosse in metri quadrati o in giorni persi. La risposta è stata: “Sì.”
Intervento della dirigenza
Avvisata la presidenza, il professore ha difeso la sua scelta:
“Sto solo applicando la matematica alla realtà.”
La dirigenza ha chiesto di tornare al programma, ma il docente ha ribattuto che “il programma ormai è il disagio”.
Le lezioni proseguono regolarmente.
L’area continua ad aumentare.
Secondo le ultime stime, a fine anno potrebbe diventare volume.


